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A novembre dell'anno scorso, quando è arrivata la lettera dell'Inpdap sul Progetto Alzheimer, ho ricominciato a sperare. Si, perché da quando mio marito Luciano ha iniziato a perdere la memoria, ho dovuto affrontare da sola problemi più grandi di me. Lui soffre per la malattia, e io con lui. È solo grazie all'Inpdap se adesso siamo entrambi più sereni: io perché più preparata a sostenere l'impegno che Luciano richiede, lui perché seguito da medici specializzati.
Luciano ha fatto il vigile del fuoco. È in pensione da qualche anno, ma dopo una vita spesa a salvare la gente, ha cominciato a non essere più lui. Non ricorda le persone, i luoghi, le situazioni. Lui che ha lavorato per quarant'anni contro il fuoco è riuscito addirittura a incendiare la cantina e a dimenticare di esserci stato.
E così abbiamo iniziato la trafila delle visite con medici e specialisti, non sempre preparati a curare questo male. Poi l'incubo dei farmaci, che contrastano la malattia ma hanno effetti collaterali pesanti.
E io sono rimasta sola, accanto a lui tutto il giorno, e anche la notte, perché per lui la notte non è diversa dal giorno. Se decide di scendere in strada, io ci devo essere perché può cadere e farsi male, perché è facile che non si ricordi neppure dov'è casa sua.
Gli amici che possono darci una mano sono sempre di meno, e io mi ritrovo sempre più impegnata: a far la fila all'Asl per le visite mediche, gli esami, i farmaci, i brevi ricoveri che lasciano il tempo che trovano.
Ma adesso non sono più così sola, ho trovato un aiuto prezioso nell'Inpdap.
C'è un numero verde al quale risponde un medico - e Dio solo sa quanto è difficile parlare con un medico - che si prende cura di Luciano, ma anche di me. La centrale operativa mi ha dato consigli utili, informazioni e mi ha aiutato a far assistenza. Ha parlato con il medico di famiglia, lo ha aggiornato sui nuovi farmaci, e lo ha messo in contatto con i centri di ricerca di ben otto Università.
Quando Luciano è peggiorato poi, lo hanno ricoverato in una struttura convenzionata, specializzata per l'Alzheimer e gestita dalla Fondazione Ferrero. Lì finalmente, pagando un piccolo contributo, lo hanno adeguatamente assistito e la sua condizione si è stabilizzata. Uno psicologo mi ha aiutato a superare le difficoltà e ad accompagnare Luciano nella sua malattia.
Dopo quattro mesi è tornato a casa, lui più tranquillo, io più serena. Sul comodino il telefono e di là la voce amica della centrale operativa Inpdap che ritorna a dare sicurezza alle nostre giornate.
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Il punto
Alzheimer: assistenza e cura
È importante sapere che:
- L'Inpdap, in collaborazione con associazioni e fondazioni no profit, ha stipulato convenzioni per interventi di assistenza e cura per i pensionati affetti dal morbo di Alzheimer.
- Possono accedere ai servizi solo i pensionati con più di 65 anni, residenti in Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria e Molise, le regioni che hanno sottoscritto la convenzione.
- I malati possono ricevere cure di riabilitazione neuromotoria presso strutture diurne, oppure in periodi circoscritti di particolare criticità, possono ottenere il ricovero in centri specializzati.
- È richiesta una quota di partecipazione alle spese che varia in funzione del reddito.
- Per accedere ai servizi di assistenza, gli interessati devono presentare domanda alla Direzione Compartimentale Inpdap competente del proprio territorio.
- Un nucleo di valutazione stila la graduatoria in base alla gravità della patologia. Hanno la precedenza i casi più gravi.
- L'Inpdap ha costituito anche un centro di ascolto (call center), che risponde al numero verde 840.000.703, al quale i familiari dei malati possono rivolgersi per informazioni e sostegno. Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 10 alle ore 17.
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